Disordine. Festival Indipendente. Musica & Autoproduzioni. Terza Edizione. 20 / 21 / 22 / 23 Agosto…
Gli occhi giganti al buio riempiono gli angoli di questa casa; i giorni divisi in ricostruzioni e macerie. La mia primavera che veste gli alberi e spoglia le donne non la so più gestire, come una congestione allo stomaco quando si beve l’acqua troppo fredda. Le costruzioni per imparare a diventare grandi. Il venerdì questa casa sembra meno vuota, ascolto dal pavimento cosa succede nella stanza accanto. Almeno le stanze non restano mai sole, ne hanno sempre una accanto. Ma io che vivo in un monolocale non faccio testo, ne parola, ne discorso. Faccio punto e mi metto lo sgambetto da solo.
Portare le cose troppo a lungo non sempre è positivo se non si parla di scopate. E anche lì, alle volte c’è il problema.
Scriverò un libro sul come non avere fretta, mi perderò nel supermercato sotto casa, quello dove vado ogni giorno. Imparerò a scendere le scale una alla volta, senza scivolare sul bordo di marmo degli scalini, ho rischiato più di una volta di sbatter sulle spine, ho respirato polvere. Rappresenti il punto da cui un anno fa sono partito e non sono più tornato, continuo ad orbitarti intorno in cerca di un punto di attracco ma non lo trovo, come un satellite cieco da troppi anni, sono diventato la spia di me stesso. Imparerò a ricordarmi di mettere le cose in alto, sulle credenze e sugli armadi affinché ne te ne il gatto possiate arrivarci. La cattiveria è un altra cosa, questa è preservazione. Stasera che è brutto tempo scendila te la spazzatura, io ho troppo da fare sul divano.